Castello di Piossasco Giornata dello ” scrigno dei ricordi “

Castello di Piossasco 27 gennaio 2001

Il lasciare questo scrigno ai posteri credo rientri in quella categoria di atti che potremmo definire simbolici.

Una bandiera al vento è semplicemente un drappo che sventola se degli uomini in questa non si riconoscono; delle mani che si stringono non sono che un gesto fisico se a monte non ci sono impegni , amicizia , solidarietà.

Se questo atto è un segno , un simbolo non c’è luogo per la nostra comunità di Piossasco più adatto per celebrare questo rito simbolico.

Su questa collina tut

 

to è simbolico; e la storia attraverso una miriade di oggetti spesso insignificanti ci parla: il rudere del Castellaccio (VIII sec.), i brandelli di mura del palazzo Piossasco De Rossi (XVIII sec.), la chiesa di S.Pietro (XIV sec.) e quel che resta di queste dimore signorili, del ricetto, non sono solo reperti archeologici, ma sono pietre che ci parlano di un antico passato, ci dicono che la nostra storia ha profonde radici.

Oggi in cui si celebra il giorno della memoria, l’apertura dei cancelli di Auschwitz, mi piace ricordare un piccolo rito che gli ebrei fac

 

evano nel giorno della festa delle capanne. Il più vecchio prendeva in braccio il più piccolo e lo sollecitava a porgli delle domande sulla storia del proprio popolo. ”Chi siamo? ” Chiedeva il piccolo.

Castello di piossasco

L’adulto rispondeva :” Noi siamo il popolo che dalla Terra d’Egitto….”. E così domanda dopo domanda la memoria tornava alle origini a ripercorrere e rinnovare la propria storia(…perché i vostri discendenti sappiano… Levitico, 23-43).

E NOI PIOSSASCHESI CHI SIAMO?

– Noi siamo forse i discendenti dei familiares di quel Plautius (Caio Plautius eques Romanus splendidus – De Finibus- Cicerone; oppure il Plautius Numida di ritorno dalla Spagna-Orazio-) che l’affannosa storiografia ottocentesca, sempre alla ricerca delle origini antiche, classiche e presunte nobili, poneva a capo di queste terre nel periodo dell’Impero Romano,

– Oppure siamo della stirpe di quei Longobardi che probabilmente edificarono le prime strutture difensive su questi rilievi verso la fine dello VIII secolo,

– O ancora pronipoti di quel conte Amedeo di Digione che viveva nel IX secolo, sovrano potente, progenitore di numerose famiglie europee: dei marchesi e poi re d’Italia, dei conti di Spoleto, di Borgogna dei re di Castiglia, Aragona e Leon , a cui alcuni fanno risalire l’origine dei Piossasco.

Siamo certamente i discepoli di quegli uomini che accolsero l’Evangelo fin dai primi secoli dell’era cristiana, come la dedicazione delle chiese, situate su questi rilievi, ai santi Martiri Pietro, Vito, Giorgio, Valeriano confermano, ma che erano anche eterodossi in molti suoi strati nel XIV secolo.

– Siamo discendenti di quei piossaschesi che nei due decenni a cavallo del ‘500 – ‘600 provenivano da almeno 15 paesi del Piemonte ma anche da Padova, Parma, Bologna e da Oltralpe come Bonevard Maurizio (Savoia), Mulin Antonio (Chateauroux) e Martin Giovanni (Tarantasia).

– Noi siamo i figli di chi ha visto il paese nel ‘600 –‘700 incendiato e più volte distrutto dalle armate francesi, austriache, russe, tedesche.

Per questo motivo questa collina è immortalata nella galleria delle battaglie a Versailles nel quadro del Devéria e nella carta, incisa nel marmo, del Laparà che il Maresciallo Catinat tiene nelle mani nella galleria degli specchi. Era il 4 ottobre 1693 battaglia della Marsaglia.

– Si potrebbe di passo in passo arrivare fino a noi a parlare di questi rilievi che fornirono i prodotti di base(rusca, tribio, essenze) alle nostre prime industrie nell’800; e ancora offrirono rifugio a chi nel nostro secolo si schierò per il ritorno della democrazia.

Tra leggenda e realtà storica NOI SIAMO TUTTO QUESTO, un albero diventato grande con il tempo a forza di nuovi continui innesti.

COSI’ VA LA STORIA QUELLA GRANDE, LA NOSTRA COMUNITARIA E PERSONALE.Come dicono alcuni versi di Biagio Marin: la nostra storia è “….como ‘l score di un fiume in t’el mar grando….”. Alle sue acque noi affidiamo il nostro messaggio in bottiglia, sperando che qualcuno domani lo raccolga.