LA FERNESA Tracce padane in una cascina piossaschese

la farnesa piossasco
La farnesa piossasco

Delle vecchie grange medievali e cascine moderne presenti nel territorio piossaschese rimane poco.

Si sono perse quella del Priore, beneficio della parrocchiale di S.Vito, in completa decadenza è la Morella, di quelle dell’Abate e dell’Airale rimane traccia nel nome di moderni insediamenti.

Poco lontana da queste, a far bella mostra di sé, troviamo ancora La Fernesa.

La sua immagine è via via peggiorata nel tempo, da quando negli ultimi anni è rimasta semiabbandonata, avulsa da interventi di restauro e oggi ceduta a privati, dall’ospedale S.Giacomo di Piossasco, che ne deteneva, fino a poco tempo fa, la proprietà.

L’edificio, che dà la sua facciata verso la strada Piossasco-Volvera, presenta un corpo nobile su due piani con corridoio interno(oggi murato).

Il primo cortile è chiuso a nord da una costruzione minore, di servizio, a sud da un basso muro di cinta che lo separava anticamente da un orto-giardino, oggi scomparso.

Dal cortile nobile si accede tramite un portone coperto alla tenuta agricola, composta da diversi corpi di fabbrica, edifici di abitazione, di ricovero, stalle e forno.

La struttura originaria ad U rovesciato si è trasformata nel tempo in una a quadrilatero, più comune nelle tipologie del nostro paessaggio.

Con tutta probalilità questi mutamenti sono dovuti ai suoi frequenti coinvolgimenti negli avvenimenti bellici dell’epoca moderna, non ultima la battaglia della Marsaglia (1693) che vede l’edificio proprio nell’epicentro dello scontro.

Per quanto riguarda la sua costruzione possiamo collocarne inizio verso gli anni quaranta – cinquanta del ‘600.

Come tradisce anche il nome, declinato nelle sue varianti: Frnesa, Fernesa, Farnesa, la sua ideazione e committenza va ricercata nei mille rivoli della storia della famiglia Piossasco.

Il toponimo richiama per assonanza la nobile celebre famiglia romana che diede papi e regnanti alle varie corti cinquecentesce e secentesce italiane.

Una di queste corti fu Parma dove i Farnese regnarono per diversi secoli in epoca moderna.

Si deve seguire la carriera di alcuni Piossasco de Feys( il ramo più presente a Piossasco) per scoprire il legame tra il palazzo piossaschese e i Farnese.

Nella seconda metà del ‘500 Giacomo de Feys è al servizio del duca Ottavio e della Moglie Margherita d’Austria per poi passare nel biennio 1565-1567 al seguito di figlio Alessandro chiamato in Spagna alla corte del cugino Filippo II.

Particolarmente interessante è la carriera del fratello di Giacomo , Filiberto, giudice in diverse località del piacentino e parmense.

A Busseto, Cortemaggiore e in Val di Nure. Nel 1596 viene nominato auditore criminale a Parma e Piacenza, coinvolto nel celebre processo a Barbara S.Severino che portò alla sua esecuzione assieme ai congiurati rei di lesa maestà nei confronti di Ranuccio I.

Una truce storia che affonda le sue radici nel tentativo del duca farnese di ridurre sotto controllo la riottosa nobiltà parmense di antica origine feudale.

La stagione dei Piossasco a Parma si conclude nei primi del seicento quando i nipoti di Giacomo: Giacomo e Filiberto, dopo aver frequentato il collegio dei nobili di Parma fanno rientro in Piemonte.

In modo particolare è questo Filiberto, che farà una brillante carriera militare durante il regno di Vittorio Amedeo II, il probabile committente della dimora di piacere della Farnesa, l’unico palazzo dei Piossaco non riconducibile, come ubicazione, al ricetto e al borgo di S.Vito.

La scelta di edificare il palazzo in piena campagna aveva una sua logica negli avvenimenti locali, nelle tensioni tra comunità e consorti di Piossasco, che vedevano i De Feys impegnati nel contendere diritti e terreni ai particolari in lunghe ed estenuanti liti.

Proprio nelle terre più fertili del luogo, essi collocarono la loro dimora di piacere sul lato della strada dove si trovavano la maggior parte delle terre signorili e difronte a quelle comunitarie ( indicate nei catasti come Pezza Comune da cui per successive variazioni foniche Pessacom e ancora Pisacol).

Legata forse al ricordo, alla nostalgia per le secolari fortune vissute nei ducati padani, la dimora “tematica” della Fernesa esprime in una molteplicità di simboli di riferimenti il legame con le terre farnesiane.

Nel protendersi in lunghezza, nei suoi lineari decori, si ritrovano tracce di alcune dimore parmensi.

A Carignano Parmense, villa Melenchini suggerisce elementi rintracciabili nella cascina piossaschese, nella coesistenza tra dimora nobile e tenuta.

La stessa linearità delle forme, delle geometrie delle finestre richiamano il palazzo farnesaiano di Colorno.

Al legame con Colorno è riconducibile la cappella interna della Farnesa, dedicata a S.Margherita.

La chiesa parrocchiale di Colorno è appunto dedicata alla santa di Antiochia di Pisidia. I Farnese avevano per lei una devozione speciale al punto che nella loro genealogia, dal duca Ottavio(1524-86) in poi, troviamo fino a Ranuccio II ben tre mogli con questo nome.

Margherita d’Austria, Margherita de Medici, moglie di Odoardo, e Margherita Violante di Savoia prima moglie di Ranuccio II.

Lo stesso Filiberto Piossasco aveva lasciato nel monastero di S. Paolo a Parma una figlia con questo nome.

Articolo 19/5/2008 Il Sangone