Cascina Strania

Fra le cascine di Piossasco, oltre alla nota Fernesa, per dimensione e bellezza ricordiamo anche la Strania e la sua “gemella”: Il Dovis (oggi conosciuta come Duis).

Per tutto il periodo esaminato, e oltre, le due cascine sono sempre appartenute ai conti Capris di Cigliò.

Dell’antica famiglia dei Capris, originaria di Biella, conti di Cigliò e Roccacigliano, nel periodo esaminato da questo studio.

Hanno gestito la proprieà:

Giuseppe Ottavio (IX) *1754 +1807; Francesco Maria Zaverio (X) *1800 +1843; Giuseppe Maria Ottavio (XI) *1825 +1894; Francesco Zaverio Giovanni (XII) *1825 .

La figlia di quest’ultimo, Maria Giulia, nel 1915 sposa Alberto Seyssel dei marchesi d’Aix, e la loro figlia Elena Maria, fu l’ultima proprietaria del complesso fino alla seconda metà del Novecento.

I possedimenti dei Capris, nel territorio pìossaschese, si sviluppavano principalmente nelle valbe di Via di Torino o Monterlone e Giustizia o Gerbole e in altre minoriori, alle Foggere o Ribocco, al Marucco o Ressana, alle Gojette o Tetti Scaglia, a S. Grato o Quattro Noveri e all’Allodio.

Nel riporto catastale del 1786, questi avevamo una superficie di g.te 339,40 che, nel corso degli anni successivi, aumentarono.

La colonna dell’ultimo Capris, rimane aperta con una superficie di g.te 363,85. I casamenti della cascina Strania, costeggianti la SR N° 6, tendente a Torino .

Si trovano sul confine di sud-est di Piossasco, incuneati fra il territorio di Rivalta a mezzanotte e quello di Volvera a levante.

Abbandono della cascina Strania

Oggi il fabbricato della cascina Strania  è in completo abbandono, non è più visibile dall’estemo, avvolto dalla vegetazione spontanea.

Un tempo si accedeva al cascinale attraverso un viale alberato di platani (oggi ne sono rimasti ancora alcuni), questo iniziava dall’ex scuola dei Garola.

L’edificio riproduce il modello architettonico, classico, della cascina aristocratico-padana autosufficiente.

La sua struttura della cascina Strania è ben rappresentata sia sulla Carta Antica sia nel Libro delle Mappe, dove vengono evidenziati il fabbricato civile, quello massaricio, il forno, la peschiera, l’orto, il giardino e la chiesa ad uso dei massari.

Questa, dedicata a S. Antonio Abate, nella seconda metà del Novecento a seguito dell suo abbattimento da parte della nuova proprietà, è stata traslata nella vicina Borgata Garola.

Prospicente la facciata principale del palazzo signorile si stendeva un ampio giardino di oltre due giornate.

In esso, oltre a aiuole fiorite e alberi di pregio, esistevano due stravaganze alla moda per l’epoca: una rudimentale piscina ricoperta con vetrate denominata “il bagno” e una grotta artificiale con stalattiti e stalagmiti in gesso.

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