Madonna dei Fiori e della Neve

La devozione popolare nel territorio piossaschese presenta nelle sue manifestazioni votive, in piloni e cappelle delle differenze sostanziali nel passare dal medioevo ai secoli moderni.

Il medioevo dei boschi, delle foreste, degli animali selvatici, delle malattie, delle paure aveva moltiplicato l’attenzione, delle disperse popolazioni, verso quella schiera di santi, detti ausiliatori, che si ergevano a difesa dell’uomo, sul prevalere della natura.

I santi venerati, del più remoto e conosciuto passato, nel nostro paese, rientrano in questa tipologia. S.Vito, S.Valeriano, S.Rocco, di cui abbiamo già parlato, curano e difendono gli abitanti e i pellegrini in transito.

Questo particolare aspetto dell’indirizzo devozionale era legato all’importanza del luogo, nell’ambito del crocevia di strade, che collegavano la pianura alla via franchigena.

Con il tempo si affievolisce, in conseguenza della parziale marginalizzazione del suo territorio.

L’attenzione delle persone, certamente indotto anche dalla gerarchie ecclesiastiche, volge il suo sguardo maggiormente a Maria, come madre del Redentore.

Il culto mariano, che ha origini antichissime, in occidente, si manifesta, fin dai primi secoli, in Roma, capitale della cristianità.

In molte regioni italiane la devozione mariana amalgama in modo sincretistico elementi cristiani e precristiani, come i culti della fertilità.

In Piossasco, senza forzare troppo gli aspetti comparativi, possiamo dire che nel momento in cui si registra una congiuntura tra il passato medievale, legato alle politiche, di vasto respiro, della famiglia signorile, e il secoli moderni, più votati alla tranquillità rurale, locale, anche la devozione si adegua a questa nuova realtà.

Il medioevo, locale e dei territori vicini, non era stato certo avulso dalla devozione mariana, tuttavia questa rimase circoscritta.

Nel dopo Mille, almeno a giudicare dagli affreschi, essa scandisce alcuni momenti importanti dell’esistenza: la nascita, l’allattamento, la malattia, la morte.

Nel ruolo di madre.

La Madonna la ritroviamo rappresentata nella duplice veste, di puerpera e di addolorata, ai piedi della croce, negli affreschi di S.Pietro e della canonica di S.Vito.

I secoli moderni spostano l’accento sull’aspetto protettivo, propiziatorio, a vantaggio soprattutto delle campagne, sul bisogno di ottenere clemenza atmosferica e buoni raccolti.

Questo mutamento lo si comprende anche dall’agiografia classica che fa della Madonna del Carmine l’ausiliatrice più venerata a Piossasco dal seicento in poi.

Negli stessi attributi con cui la Madonna viene invocata, nelle due cappelle prese in considerazione, si comprende questo doppio filo che la lega alle nostre campagne.

La Madonna dei Fiori e della Neve richiama nella tradizione italiana il concetto stesso dell’impossibile: la fioritura del rose in inverno e la neve in agosto.

La storia apologetica del santuario di Bra e di Santa Maria Maggiore a Roma raccontano questo.

La chiesa della Madonna dei Fiori viene a colmare uno spazio e un esigenza di fede, in un borgo dove, nel XVI-XVII secolo, si moltiplicano le case rurali, in terre da sempre di alteni e prati.
L’edificio di modeste dimensioni non concede nulla agli aspetti artistici, ma si propone per la sua semplicità all’uso devozionale che culmina con la festa del mese di maggio e l’esplosione della fioritura.

Non bisogna essere indovini per capire che i fiori su cui si invoca la protezione della Madonna sono quelli delle piante da frutto e non semplicemente quelli esteticamente belli dei prati.

Un proverbio antico recitava: ”sotto la neve Pane”.

Salendo verso il Campetto e poi ancora più su al Leuro, si raggiunge il falso piano che in cima alla montagna conduce al borgo delle Prese.

Seminascosta dai boschi, La cappella della Madonna della Neve, del XVIII secolo, nella sua semplicità presenta una ruvida grazia, data dal portico, dal piccolo campanile a vela e dall’affresco.

L’esistenza di queste povere genti montane era legata a qualche campo aperto tra querce e faggi, da cui deriverebbe il toponimo.

Il loro sostentamento era un po’ di grano per fare il pane, da alternare alle castagne, in modo da rendere meno difficile la permanenza su questi rilievi.

La marginalità di queste genti è testimoniata dalla stessa struttura diroccata dell’aula scolastica annessa alla chiesa.

Ancora ad inizio novecento saliva una persona di buona volontà, che a stento aveva la terza elementare, a dare qualche rudimento di istruzione ai più piccoli.

La Madonna della Neve per suo ruolo di intercessione era dunque di casa.

La devozione mariana avrà a Piossasco nel settecento, ottocento un crescendo. Di Maria celebrata e invocata come Vergine madre di Cristo avremo modo di parlare.

Il moltiplicarsi delle dedicazioni piossaschesi ci faranno da giuda in questi mille rivoli della fede popolare.

Aprile 2009